Lunedì UBS ha respinto le proposte del governo volte a rafforzare le normative bancarie sulla scia del crollo di Credit Suisse, affermando che renderebbero la Svizzera non competitiva e sostenendo invece alternative meno costose.
Abbiamo seguito la vicenda in nostri precedenti Approfondimenti il 15 settembre 2025 ed il 3 aprile 2025 ed ora siamo alle trattative.
Il governo ha avviato le consultazioni sulle proposte a settembre, dando alle parti interessate tempo fino all’inizio di gennaio per rispondere.
UBS ha anche affermato che se le autorità di regolamentazione avessero applicato correttamente le norme svizzere esistenti, Credit Suisse avrebbe dovuto apportare modifiche prima, il che ne avrebbe garantito la sopravvivenza.
Sebbene il governo abbia pubblicamente confermato la sua linea dura sulle nuove norme proposte, fonti vicine alla questione affermano che dovrebbe emergere un compromesso.
A dicembre, Reuters ha riferito che il governo si sta preparando ad attenuare alcune nuove norme su cui ha il controllo diretto, mentre i legislatori affermano che il parlamento opterà probabilmente per regolamenti più moderati rispetto a quelli inizialmente proposti dai funzionari.
In questo quadro si inserisce il piano di uscita del CEO della banca ha intenzione di dimettersi nell’aprile 2027, data in cui si prevede che l’integrazione con Credit Suisse sia conclusa. Ermotti si era impegnato a trascorrere dai tre ai cinque anni come amministratore delegato della banca che gli aveva affidato il compito di supervisionare la complessa integrazione di Credit Suisse e di sviluppare una strategia di crescita per il gruppo combinato, oltre a coltivare un pool di successori. Sembra che la successione sia da effettuarsi internamente dove i papabili sono:
- 1) Il capo della gestione patrimoniale, elevato al consiglio di amministrazione del gruppo nel marzo 2024 avendo impressionato la direzione della banca nella gestione della sua divisione di gestione patrimoniale.
- 2) Un ex dirigente di Credit Suisse, entrato in UBS dopo essersi scontrato con il suo ex datore di lavoro per una ingerenza nella sua privacy avendo – questa l’ipotesi accusatoria – l’istituto di credito assunto investigatori privati per controllare i suoi spostamenti. In seguito, raggiunto un accordo con Credit Suisse, si è trasferito a Hong Kong nel 2024 per diventare capo di UBS per l’Asia-Pacifico.
- 3) Il capo dell’area panamericana compreso quindi il mercato statunitense particolarmente interessante dopo il conflitto con le autorità elvetiche.
- 4) La COO della banca nominata in ottobre dopo aver guidato l’unità non-core e legacy di UBS, che gestisce la liquidazione e la dismissione di parti indesiderate di Credit Suisse.
Sullo sfondo lo scontro con il governo svizzero per l’implementazione delle nuove misure a tutela dei risparmiatori e che dovrebbero mitigare i danni in caso di crisi del colosso bancario.
Il governo svizzero richiede a UBS di raccogliere decine di miliardi di dollari di capitale extra; UBS bolla tale soluzione come sproporzionata.
Il prossimo CEO dovrà gestire l’implementazione di queste modifiche, anche se un compromesso potrebbe limitare i costi, rendendolo un problema di esecuzione piuttosto che una battaglia diplomatica. Nel frattempo, la solida situazione delle attività sottostanti di UBS le darà più libertà di perseguire il tipo di progetti entusiasmanti che prima erano fuori discussione, come cercare di accelerare l’espansione negli Stati Uniti con una grande acquisizione o comunque ottenendo una licenza bancaria piena.
Non è che Ermotti pianifica una uscita anticipata per lasciare una fase esecutiva (più noiosa) ad altri e rientrare in un secondo momento (sarebbe il secondo rientro) magari come presidente? Li chiamano dirigenti “boomerang” perché si tratta di uno strumento che si lancia in modo che possa ritornare nelle mani del suo lanciatore: a parte quando va a segno!
Disclaimer
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